Dove sono finite le cravatte? L’uomo è sempre più casual, e ci piace

La cravatta sta passando da capo obbligatorio nelle occasioni formali a vezzo maschile facoltativo. Per gli stilisti è il simbolo di una moda troppo classica, per i politici è un messaggio.

In principio fu Matteo Renzi all’epoca della rottamazione. Dopo anni di Silvio Berlusconi, sempre precisissimo in doppio petto rigorosamente scuro (anche se a volte cedeva alla bandana), l’allora sindaco di Firenze non solo si tolse la cravatta, ma appese la giacca all’appendiabiti e arrotolò le maniche della camicia (bianca). Per lavorare bisogna stare comodi e quelli erano gli anni del cambiamento. La rottura con il passato è cominciata dal dress code. All’ultima Leopolda gli uomini erano tutti in maglioncino e Tod’s dell’ (ex?) amico Diego Della Valle.

Alexis Tsipras non ha indossato la cravatta neanche durante il giuramento da nuovo primo ministro greco il 26 gennaio scorso. Gusti o chiaro segno di svolta? A guardare le foto del predecessore, l’austero (in tutti i sensi) Antonis Samaras, restano pochi dubbi. Il nuovo ministro delle finanze ellenico Yanis Varoufakis non è da meno: jeans, camicia nera, giacca scura (senza cravatta) sono la sua divisa. Un look più da cantante che da capo di uno dei dicasteri più delicati d’Europa. Varoufakis sta facendo impazzire le donne, e non per le sue idee in fatto di politica economica. Sarà forse proprio per il suo stile trasandato, la giacca aperta e la più che vaga somiglianza a un attore di film hard, l’italianissimo Franco Trentalance.

 

Varoufakis incarna l’idea di maschio che gli stilisti hanno pensato per il prossimo autunno/inverno. Si è visto chiaramente alla settimana della moda di Milano, dove la comodità dei capi faceva rima con sensualità maschile. Diesel Black Gold si è ispirata ai bad boys inglesi appena usciti dal college: giacche di pelle con borchie o stampe e jeans con gli strappi. Gaia Trussardi ha pensato a un uomo grunge, il genere musicale inventato da Nirvana, e alla sua massima incarnazione, il cantante Kurt Cobain. La stilista ha riesumato dagli anni ’90 i maglioni lunghi, le magliette girocollo oversize e i calzoni morbidi. Etro ha sdoganato il pantalone jogging che dalla corsetta della domenica mattina è passato ai ristoranti più cool del sabato sera. Persino Giorgio Armani ha ceduto: per le nuove generazioni niente abiti inglesi fatti su misura. Secondo lo stilista i nati tra gli anni ’80 e ’90 porteranno il casual anche in ufficio. Così Emporio Armani ha presentato cappotti extra large, maglioni morbidi, e l’oramai immancabile ex pantalone della tuta riconvertito. L’eleganza è nei tessuti: cashmere, flanella e pelle di cervo per Trussardi, velluto per Etro. Delle cravatte, neanche l’ombra.